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La storia di Deiva

Il territorio di Deiva Marina è situato nella vallata dei torrenti Deiva e Castagnola, in prossimità della foce, sulla Riviera di Levante; è una rinomata e frequentata località balneare.

La cittadina è divisa in due parti principali: il paese vecchio, verso l’interno, che si sviluppa attorno alla piazza antistante la chiesa di Sant’Antonio abate e la Marina, un’area più recente che si affaccia sul mare. Il comune è costituito, oltre al capoluogo, dalle due frazioni di Piazza e Mezzema per un totale di 14,16 chilometri quadrati.

Confina a nord con il comune di Castiglione Chiavarese, a sud con Framura e bagnato dal mar Ligure, ad ovest con Moneglia e ad est con Carro, Carrodano e Framura. Dista circa 52 chilometri ad ovest della Spezia e 67 chilometri ad est di Genova. Deiva Marina è circondata da rilievi, tra cui il più elevato è il monte San Nicolao (m 847 s.l.m.) che è facilmente riconoscibile perché sormontato da antenne e ripetitori televisivi. In località Baracchino un sentiero sale alla sommità del monte Pietra di Vasca (801 metri) dal quale pregevole è la vista panoramica che spazia dalla fascia costiera tra Sestri Levante e La Spezia fino alle Alpi Apuane e, verso l’interno, fino al monte Gottero. Questi rilievi permettono agli amanti del trekking di effettuare passeggiate lungo sentieri, che alternano strapiombi a picco sul mare e tratti immersi nei boschi di castagno, particolarmente suggestivi in autunno. Inoltre Deiva è conosciuta dai pescatori che si dilettano soprattutto con la pesca del “palamito”. Nelle alture di Deiva Marina vi è il passo del Bracco, alto 610 m.

La Storia

Il primo documento che testimonia insediamenti nella zona di Deiva risale al 774, ma sicuramente nei secoli precedenti nella zona si era insediata una popolazione di origine lombarda. I primi insediamenti collinari sorsero attorno all’VIII secolo – gli attuali borghi di Mezzema, Piazza, Passano e Caraschi – e saranno proprio alcuni abitanti che nei secoli successivi, spostandosi verso la costa, edificarono un primo borgo – Deiva – in prossimità del mare. Dall’XI secolo è documentato l’inizio dello sfruttamento del territorio circostante il paese. La successiva maggiore sicurezza dei mari e l’apertura più ampia per gli scambi commerciali marittimi favorì la costruzione di un secondo borgo, Marina. L’intera zona fu poi a lungo un feudo dei locali marchesi Da Passano che nell’omonima località edificheranno un castello; gli stessi marchesi, dopo la dedizione verso la Repubblica di Genova dal 1144, ne divennero alleati e vassalli. La repubblica genovese incorporò Deiva e Mezzema nella podesteria di Moneglia, mentre Piazza e Passano fecero parte di quella framurese; dal 1680 il territorio fu inglobato nell’unica podesteria monegliese all’interno del Capitaneato di Levanto. La repubblica provvedette inoltre a costruire due torri di avvistamento in prossimità del mare, una rotonda e una quadrangolare,quest’ultima nei pressi della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate. Nel XVI secolo Deiva contava un centinaio di abitanti: in quel periodo rimaneva più popolata Mezzema, posta in una posizione più favorevole e mai soggetta alle piene del Deiva. Nel 1797 con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrerà dal 2 dicembre nel Dipartimento del Vara, con capoluogo Levanto, all’interno della Repubblica Ligure annessa al Primo Impero francese. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Deiva Marina rientrerà nel VII Cantone, come capoluogo, della Giurisdizione di Mesco e dal 1803 centro principale del V Cantone del Mesco nella Giurisdizione del Golfo di Venere. Dal 13 giugno 1805 al 1814 verrà inserito nel Dipartimento degli Appennini. Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861. Nel 1838 contava 733 abitanti, mentre Piazza e Passano raggiungevano rispettivamente le 220 e le 358 unità. Dal 1859 al 1927 il territorio fu compreso nel VI° mandamento di Levanto del Circondario di Levante facente parte della Provincia di Genova prima e, con l’istituzione nel 1923, della Provincia della Spezia poi.

I protagonisti meno noti

Il borgo marinaro di DEIVA nel ricordare la leggendaria figura del suo LUIGI CARNIGLIA amico e salvatore di Garibaldi e le sue eroiche gesta in difesa degli umili e degli oppressi, ne accomuna il nobilissimo sacrificio a quello di tutti coloro che caddero per l’amoredella Patria, per la Libertà, perle libere istituzioni, dal glorioso Risorgimento patrio a quello immortale della Resistenza.
Di Garibaldi e Rossetti sappiamo già. Ma vi è anche Luigi Carniglia che Garibaldi tiene in grande stima, e che gli salvò più tardi la vita in occasione di uno scontro a fuoco sul Rio della Plata. Garibaldi arrivò ad auspicare per lui un monumento nella sua città di Deiva, vicino a La Spezia, e Deiva farà, infatti, un monumento che mostra Carniglia che sostiene Garibaldi ferito. Anche qui Garibaldi trova accenti epici nelle sue Memorie. Scrive, infatti “Io voglio parlare di Luigi. E perché non dovrei parlarne ? perché plebeo? Perché nato nella moltitudine di coloro che lavorano per tutti? Perché non apparteneva all’alta classe, che generalmente non lavora per nessuno e divora per tanti ?… Alta era la sua anima, dice Garibaldi, “nel proteggermi, nel custodirmi come un bambino nella sventura, quando ero incapace di muovermi, languente, nel punto d’essere abbandonato da tutti! Delirante del delirio della morte, mi si sedeva accanto Luigi, con l’assiduità e la pazienza di una angelo; quindici lasciava un momento per piangere”. E conclude : “ancora un martire della libertà, uno dei tanti italiani destinati a servire ovunque, fuori dell’infelice loro terra natìa”.

Il Comune di Deiva Marina con il Lions Club 5 Terre ha dato il via alle celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia con una conferenza che ricorda un illustre cittadino, Luigi Carniglia, combattente al fianco di Garibaldi e morto tragicamente nei mari dell’Uruguay. Ha preceduto la conferenza lo scoprimento di una lapide commemorativa del Carniglia in località Gronde della frazione di Mezzema, dove nacque il 24 marzo 1804. Le vicende dell’eroe deivese furono pubblicate nel 2008 a cura del Comune di Deiva in un interessante libretto distribuito alle famiglie del paese. In esso si racconta come Carniglia, dopo alcuni imbarchi, giovanissimo, tra la Sardegna e la Liguria, poco più che trentenne si arruolò con Garibaldi, che, esule in Sud America, nel febbraio del 1837 aveva dichiarato la sua disponibilità a combattere per l’indipendenza del Rio Grande dall’impero di Pedro II di Alcantara. Garibaldi iniziò la sua sfida con il peschereccio da 20 tonnellate, battezzato «Mazzini» e con 12 uomini d’equipaggio, tra quali appunto, Carniglia. Questi fu poi incaricato da Garibaldi del comando della piccola imbarcazione «Luisa», che avevano catturato pochi giorni dopo la partenza, l’11 maggio. Dopo alterne vicende, in uno scontro a fuoco con un’altra imbarcazione Garibaldi fu gravemente ferito e fu Carniglia a soccorrerlo e a riportarlo in salvo. È lo stesso Garibaldi a raccontarlo nelle sue memorie: «Povero Luigi! Cura di madre ei m’ebbe tutto il tempo che durò il nostro viaggio sino a Gualeguay». Ed ancora: «Chi avrebbe detto all’amorevole Luigi che fra un anno lo vedrei travolto nei frangenti dell’oceano e che inutilmente io cercherei il suo cadavere per seppellirlo». Sì, perch´ dopo ulteriori battaglie e l’allargamento del fronte rivoluzionario, il 14 luglio 1838 la nave «Rio Pardo», governata da Garibaldi, entrò nell’Oceano Atlantico, ma a causa del mare in tempesta, si rovesciò affondando davanti alla costa di Taramanday. Annegarono 16 dei 30 componenti dell’equipaggio, tra cui, appunto, Luigi Carniglia. Egli era al timone al momento della catastrofe e fu scaraventato in acqua con tutti gli altri. È ancora Garibaldi che scrive «Fui scaraventato sott’acqua come un proiettile e quando riemersi, stordito dal colpo e dalle onde che mi soffocavano, il mio sfortunato amico era scomparso per sempre». Le vicende di Luigi Carniglia si tramandarono a Deiva di padre in figlio, nei racconti familiari, finché nel 1968, l’allora Amministrazione Comunale decise di dedicare al suo concittadino un monumento, facendo proprio il desiderio espresso da Garibaldi nelle sue memorie: «Le tue ossa sparse negli abissi dell’Oceano meritavano un monumento ove il proscritto riconoscente potesse un giorno contraccambiarti d’una lagrima». L’opera fu commissionata allo scultore Carlo Nicoli di Carrara, dell’omonimo studio di scultura fondato nel secolo scorso, e realizzato in marmo bianco delle Apuane. La scultura, un unico blocco di marmo, collocata sul Lungomare, rappresenta Carniglia nell’atto di sostenere Garibaldi ferito, accasciato presso di lui.

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